Il movimento dei turisti in Italia – dati 2017

L’istat ha reso noti i dati definitivi relativi all’indagine sul movimento dei turisti negli esercizi ricettivi italiani nell’anno 2017. I nuovi dati sono stati utilizzati da Federalberghi per aggiornare i contenuti del Datatur, la rassegna di statistiche sull’economia del turismo realizzata in collaborazione con Incipit consulting e con il patrocinio dell’Ente Bilaterale Nazionale del Turismo. […]

L’istat ha reso noti i dati definitivi relativi all’indagine sul movimento dei turisti negli esercizi ricettivi italiani nell’anno 2017.

I nuovi dati sono stati utilizzati da Federalberghi per aggiornare i contenuti del Datatur, la rassegna di statistiche sull’economia del turismo realizzata in collaborazione con Incipit consulting e con il patrocinio dell’Ente Bilaterale Nazionale del Turismo.

Riportiamo il nuovo capitolo IV del volume, in cui sono illustrate le dinamiche della domanda alberghiera e l’andamento dei flussi turistici nazionali e stranieri.

All’interno delle dinamiche di lungo periodo della domanda alberghiera, tendenzialmente crescenti dai primi anni ’50 ad oggi, emergono due periodi di eccellenti performance: il primo, tra la fine degli anni ‘50 e i primi anni ‘70, coincidente con gli anni del “miracolo economico” del Paese e il secondo, a metà degli anni ‘90, durante i quali la forte svalutazione della lira rese più competitiva l’Italia, favorendola rispetto a destinazioni turistiche concorrenti. Focalizzando l’attenzione sugli anni successivi al 2000 (graf. 4.2), dopo una fase di stallo attraversata dal comparto nel biennio 2002-2003, determinata da una molteplicità di fattori geo-politici ed economici che hanno inciso negativamente sia sulla domanda proveniente dall’estero che su quella di origine interna, i flussi turistici alberghieri hanno conosciuto un periodo di crescita sostenuta e ininterrotta fino al 2007, grazie soprattutto alle eccellenti performance della componente estera. Gli anni seguenti, caratterizzati da due periodi di forte crisi dell’economia italiana e internazionale, hanno visto i flussi turistici alberghieri contrarsi nel biennio 2008-2009 a seguito della prima delle due ondate recessive, recuperare nei due anni successivi e calare nuovamente nel biennio 2012-2013 per effetto del secondo periodo di crisi economica che ha colpito in Italia più duramente che altrove, generando una forte caduta del mercato domestico non compensata dalla crescita di quello estero. Il trend negativo si è interrotto nel 2014 e nel biennio seguente, in seguito all’inversione di tendenza del ciclo economico italiano e ad alcuni eventi eccezionali a livello nazionale (Expo di Milano nel 2015) e internazionale (attentati terroristici in Europa e Nord-Africa), il comparto alberghiero è tornato a crescere in maniera generalizzata.

Le dinamiche positive del biennio 2015-2016 si sono consolidate nel corso del 2017, durante il quale i flussi turistici alberghieri sono aumentati in maniera più che soddisfacente, facendo registrare un incremento del 3,9% degli arrivi e del 2,8% delle presenze. Il miglioramento del quadro economico globale e nazionale, le persistenti tensioni geo-politiche nei paesi concorrenti della sponda Sud del Mediterraneo e una stagione estiva meteorologicamente favorevole sono stati i fattori principali che hanno esercitato effetti positivi sulle performance del settore turistico in generale e, conseguentemente, anche su quelle del comparto alberghiero. Performance che sarebbero state ancora più sostenute e generalizzate se non fossero state frenate dalle ricadute degli eventi sismici della seconda metà del 2016, che hanno fortemente penalizzato per gran parte dell’anno seguente l’andamento dei flussi turistici nelle regioni dell’Italia centrale colpite dalle scosse.
Al buon andamento del 2017 hanno contribuito entrambi i mercati di provenienza della domanda, anche se quello estero (+3,1% in termini di presenze) è tornato a mostrarsi più dinamico rispetto a quello domestico (+2,5%). Dopo i forti cali registrati nel 2016, sono tornati a crescere in maniera consistente i flussi provenienti dai principali paesi “emergenti”: Russia (+23,6%), Brasile (+21,5%), Corea del sud (+13,3%) e Cina (+12,9). Buone anche le performance degli Stati Uniti, le cui presenze negli alberghi
italiani sono cresciute del 7,2%, mentre dinamiche più deludenti hanno caratterizzato i mercati europei tradizionali: i flussi di turisti tedeschi sono aumentati di appena l’1%, mentre si sono ridotte le presenze di turisti britannici (-0,8%), francesi (-0,5%), spagnoli e belgi (-1,8%).
Nel corso del 2017 è ripreso a pieno ritmo, dopo il rallentamento dell’anno precedente, il trend crescente delle presenze negli alberghi a 5 stelle, che hanno registrato un aumento di oltre il 9%. Una crescita sostenuta ha caratterizzato anche le strutture a 4 stelle (+4,2%), mentre più modesti sono stati i risultati degli alberghi a 3 stelle (+1,1%). Queste dinamiche hanno fatto sì che nel 2017, per la prima volta, le presenze negli alberghi di categoria elevata (5 e 4 stelle) hanno superato quelle negli alberghi di livello intermedio (3 stelle), minando la loro predominanza all’interno del comparto. Una conferma che il 2017 è stato un anno positivo per il complesso del turismo italiano, arriva dall’aumento registrato, dopo anni di contrazione, anche nelle presenze negli alberghi a 1 e 2 stelle, in crescita rispettivamente dell’1% e del 3,3% rispetto al 2016.
Con riferimento alle diverse tipologie di località, il caldo record del periodo estivo che ha spinto italiani ed europei verso le spiagge del nostro paese ha generato ricadute eccezionali per gli alberghi delle destinazioni balneari, dove nel 2017 gli arrivi sono aumentati del 9,3% e le presenze del 10%. Positive, seppure più contenute, sono state anche le performance degli alberghi delle località montane e lacuali e delle città d’arte. In chiaroscuro invece le dinamiche degli alberghi delle località termali, che hanno registrato un incremento degli arrivi, ma una contrazione delle presenze.
I prolungati effetti degli eventi sismici del 2016 più sopra ricordati hanno fatto sì che le regioni del centro Italia colpite da questi catastrofici eventi siano state escluse dalla crescita del turismo nel 2017: l’Abruzzo, le Marche e soprattutto l’Umbria sono infatti le uniche regioni, oltre al Molise, ad aver registrato una contrazione dei flussi turistici. Sul fronte opposto, tra le regioni in crescita le più dinamiche sono state Calabria e Piemonte, seguite da Sardegna, Sicilia ed Emilia Romagna. L’articolazione delle presenze alberghiere regionali per principali paesi di provenienza consente di evidenziare come anche nel 2017 i turisti tedeschi si siano prevalentemente indirizzati verso Trentino Alto Adige, Veneto e Lombardia, i britannici verso Veneto, Campania e Lombardia, i francesi verso Sicilia, Veneto e Toscana.
Con riferimento ai principali mercati extraeuropei, i turisti statunitensi hanno scelto prevalentemente gli alberghi di Lazio, Toscana e Veneto mentre i cinesi hanno privilegiato quelli di Lazio, Veneto e Lombardia.

Nel corso del 2017, gli esercizi alberghieri hanno registrato il 76,1% degli arrivi (93,8 milioni) e il 65,4% delle presenze (275 milioni) registrate sul mercato. Gli arrivi sono cresciuti del 3,9% negli alberghi e del 10,2% negli esercizi complementari, anche in seguito all’emersione di una piccola parte dei flussi sommersi, che sfuggono alle statistiche ufficiali.

Con riferimento al 2018, i dati provvisori dell’Istat relativi ai primi quattro mesi delineano un avvio dell’anno modesto, una crescita molto consistenze nel mese di Marzo e un calo ad Aprile, penalizzato rispetto all’anno precedente da un più sfavorevole calendario delle feste di primavera. Questi andamenti generali, che hanno determinato un incremento turistico complessivo del 2,2% nel primo quadrimestre, sono la risultante di performance migliori del comparto alberghiero, cresciuto complessivamente del 3,5%, a fronte di un calo del 2,3% registrato in quello extralberghiero.

Fonte: Federalberghi

 

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